Diario di bordo.
Giorno 1 di navigazione:
“Perché un giorno, in qualsiasi momento, da qualche posto, da qualcosa, bisogna pur partire.
Io ho deciso di partire mentre sono in volo.
Guardando il Gran Sasso dall’alto mentre voliamo su una distesa di morbide, vaporose, cotonate nuvole… mangiando cioccolata.
Bianca.
Cioccolata bianca.
Perché a me piace la cioccolata, tutta.
Supplizio e perverso piacere per una che è intollerante al cioccolato.
E sopra ogni cioccolata, fondente, fondente e cannella, con arancia o con nocciole, al peperoncino o chissà che altro, sopra tutte, vado matta per la cioccolata bianca.
Si, lo so lo so, quella bianca non è neanche cioccolata ma io mi sciolgo davanti a quella tavoletta giallo vaniglia così come lei si scioglie lenta, morbida sul mio palato.
Non ho memoria da quando è iniziato il mio amore per la cioccolata bianca. Probabilmente da sempre, da quando ero alta giusto giusto quanto una tavoletta di cioccolata.
L’aereo adesso ha iniziato le manovre di discesa.
Sotto di noi il tirreno, in questo mercoledì di inizio giugno, è un lago azzurro, immobile, perfetto.
Riconosco il morbido profilo dell’isola di Dino mentre scendiamo ancora.
La Sila piccola scivola verso le piane interne…”
Era il mese di giugno quando, in volo sul mediterráneo, prese forma nella mia mente l’idea di un blog.
Un blog come luogo dove fermare le immagini e i pensieri che formano l’esperienza del viaggio, fermano in noi per sempre il viaggio.
Sono passati mesi da quel volo sospeso tra il bianco delle nuvole e di quella cioccolata e quel blog prende un forma più concreta mentre percorro l’Italia in un altro ritorno, in un altro viaggio.
Scrivo in una sosta all’autogrill.
Purtroppo questa volta non ho una morbida cioccolata bianca con me ma un cappuccino che sa di latte acido e che ovviamente non finisco di bere ma il cui brevissimo passaggio dal mio palato lascia un inopportuno spiacevole sapore. Cerco vana consolazione in quel cioccolatino al caffè.
Niente, il sapore di acido rimane lì, come quei fastidiosi ma inevitabili compagni di viaggio.
Perché tanti mesi tra l’idea e il primo passo di questo blog non so.
Probabilmente perché ogni cosa ha il suo momento.
“Ogni cosa ha il suo momento sotto il cielo” (cito Qoelet)
C’è un momento per nascere e un momento per crescere.
Un momento per creare e un momento per portare alla luce.
Mi si è ripresentata alla mente, forte e urgente, l’idea del blog qualche giorno fa, lungo un’altra autostrada tra Modena e Milano (ma ne parlerò in un altro post) lasciando briglia sciolta a pensieri e sensazioni che gridavano di essere fermate su un foglio, magari color della vaniglia.
Fermati a ricordare un viaggio memoria di altri viaggi, il viaggio su una strada, su mille strade, sull’anima, tra vicoli, tra pensieri, tra odori e voci, colorato di cielo o di nebbia, di gioia o amarezza, un viaggio scoperta e memoria del viaggio.
E così, in una sera di fine gennaio, in un autogrill sull’autostrada, sulla via del ritorno, inizia un altro viaggio.
Benvenuti sul mio blog.
